
Tutto si può dire della Banda di Voghenza, ma non che ci si annoi a sentirla. C’è qualcosa di veramente speciale in questi musicisti che si divertono e fanno divertire: l’età media è piuttosto bassa, tanto che la prima fila – sul palco del Teatro Smeraldo di Portomaggiore – è piena di ragazzini. E’ un bel vedere, se sono lì e non davanti alla playstation, allora il mondo ha preso una piega giusta.
Parlo di loro ma nelle file a seguire molti colleghi non hanno ancora l’età per farsi la barba. Li ho scorti mentre la Banda cercava di prendere posto su quel palco piccino, troppo piccolo per contenerli, eppure alla fine sono riusciti a trovare posto a tutto e a tutti.

Tra giovani e giovanissimi, ci sono poi i vecchi del mestiere, musicisti diplomati, gente cresciuta in Banda e insegnanti della scuola di musica di Voghenza.
Alla scuola media a indirizzo musicale di Voghiera questi nuovi artisti iniziano a farsi le ossa con strumenti e spartiti, qualcuno sceglie poi il Conservatorio, altri entrano in Banda. Insomma, in quel piccolo angolo di mondo a due passi da Portomaggiore, la musica si fa davvero sentire e lo si nota in un palco strapieno di seggiole, facce sorridenti e strumenti musicali.
Il contrasto tra vecchio e nuovo lo si scova anche nel piccolo teatro, gentilmente messo a disposizione dal parroco, uno spazio datato ma molto affascinante. Si respira la storia e l’eco di chi è passato lì nei tanti anni d’onorata carriera, fino ad arrivare a sabato 21 gennaio 2012, quando la Banda di Voghenza ha riempito la sala con pezzi davvero fuori dall’ordinario. Arrangiati in maniera moderna, eseguiti con cura, diretti con simpatia.

Il pubblico non era numeroso e questo è dispiaciuto anche al sindaco di Portomaggiore, parso davvero stupito dalla bravura e dall’entusiasmo dei talentuosi musicisti. Eravamo in pochi, già, e forse per questo è venuta a crearsi una piacevole sintonia con chi stava sul palco. Il direttore ha mollato ben presto il microfono e ha presentato i brani a voce nuda, e noi eravamo a pochi metri da lui e ci sentivamo davvero parte del concerto. Dalla platea qualcuno dava pareri, arrivando addirittura a fare una richiesta musicale – prontamente accontentata –, insomma, uno scambio di suoni e risate che hanno reso questo concerto una serata tra amici.
Pochi i discorsi, sia il sindaco che il parroco sono stati lievi quanto il tono della serata, che vi ricordo essere stata a scopo benefico.
Un sabato sera fatto di musica, sane risate e piacevole compagnia, ne serberò a lungo un ottimo ricordo.
Ecco, lasciatemi dire un’ultima cosa, queste occasioni risultano superiori alle aspettative perché la musica è buona – fatta per chi ascolta e non per accontentare l’ego dell’esecutore – e i musicisti non se la tirano. Nessun artista dovrebbe farlo, è in queste piccole cose che si riconosce il buon musicista. Il resto è soltanto fuffa.

Applaudo nuovamente – sabato battere le mani mi ha aiutata a sentire meno il freddo del piccolo teatro – alla bravura di questa nuova generazione di musicisti, e alla passione – e alla pazienza – di chi è entrato in Banda prima di loro. Lo spirito è quello giusto: chi arriva prima aiuta chi viene dopo, la cultura musicale si insegna e tramanda in questo modo.
Bravi ragazzi, tornerò a sentirvi di certo, il vostro medley dei Queen è strepitoso!